
Lotta e fuga problema psicosociale: lo stress
Il termine stress è complesso ed attuale perché lo stress è qualcosa d’insito nella vita ed è parte della vita stessa.
Non c’è univocità nella definizione del termine e del concetto di stress.
Storicamente è stato utilizzato per definire “situazioni problematiche”, in altri casi “risposte” dell’individuo all’ambiente.
Come conseguenza ci troviamo in presenza di una mancanza di precisione circa la definizione concetto e di quanto comprende.
Il problema ha radici in una mancanza di conoscenza di ciò che è lo stress per l’organismo.
Ci sono situazioni acute di stress molto alto che provocano nell’organismo umano una gran quantità di sintomi: tachicardia, palpitazioni, sudorazione, aumento acuto della tensione muscolare etc. Gli esami, il parlare in pubblico, affrontare un colloquio di lavoro, un cliente importante sono alcuni esempi.
Vi sono tuttavia sintomi meno eclatanti, a livello cellulare e metabolico, che hanno influenza sul nostro organismo e sul nostro comportamento.
Quando si parla del fenomeno stress non ci si riferisce solo a questi momenti vissuti concretamente ma anche ad altre alterazioni della salute, ad un aumento della vulnerabilità alle malattie, specialmente davanti a stress prolungati. In questo caso la parola stessa stress è sinonimo di malattia.
Nel passato la lotta era parte della vita quotidiana dell’uomo per guadagnarsi il cibo, per proteggersi e riprodursi, oggi invece le fonti di stress non sono più quelle dei nostri antenati ma sono di origine psicosociale.
Un capo o colleghi molesti, un ambiente di lavoro sgradevole, le preoccupazioni economiche, relazioni affettive poco appaganti ne sono esempio, e si tratta di forme di stress molto diverse da quelle che sperimentavano i nostri progenitori e che richiedono una risposta di tipo cognitivo e non di tipo fisico dell’organismo.
A livello cognitivo e sociale l’essere umano si è grandemente evoluto mentre la nostra fisiologia non si è modificata con la stessa rapidità.
La reazione di stress davanti ad un esame orale genera risposte organiche uguali alla reazione di stress davanti ad un leone.
Nel caso del leone però la reazione è adeguata, è in gioco la sopravvivenza, mentre davanti al fatto di dover sostenere un esame orale, una tale risposta può essere talmente inadeguata da produrre un blocco o una resa non ottimale.
Nel secolo XVII il fisico Robert Hooke definì lo stress in questo modo: la relazione tra la carica, o forza esterna, esercitata su un oggetto e la deformazione da parte dell’oggetto, il cui risultato dipenderà tanto dalle proprietà strutturali dell’oggetto, quanto dalle caratteristiche della forza esterna.
Questa definizione esprime in maniera chiara la relazione tra le caratteristiche dell’oggetto e la carica.
Al principio del XX secolo il fisiologo americano Walter Cannon introdusse il termine omeostasi in riferimento ai processi fisiologici coordinati che operano per mantenere costanti la maggior parte degli stati dell’organismo.
L’organismo mette in moto una serie di meccanismi omeostatici compensatori per restaurare l’equilibrio delle varie componenti fisiologiche dell’individuo (PH, temperatura etc.) ed in questo modo si protegge davanti alla fame, sete, perdita di sangue, alterazioni dei livelli plasmatici di glucosio, proteine, grassi etc. Walter Cannon riconosce l’importanza del sistema nervoso simpatico e la secrezione ormonale di adrenalina e noradrenalina in situazioni di emergenza fisica o emotiva, è appunto la condotta di lotta o fuga.
Negli anni trenta il fisiologo canadese d’origini ungheresi Hans Selye pensò che lo stress non solo fosse un processo fisiologico d’adattamento ma anche una sindrome che può causare malattie.
Scoprì che sia i ratti ai quali veniva iniettato un ormone, che quelli ai quali veniva fatta una iniezione di soluzione fisiologica, presentavano segni di patologie: aumento delle ghiandole surrenali, atrofia degli organi linfatici, ulcere gastrointestinali sanguinanti
Seye concluse nel senso che le iniezioni fatte in modo scorretto ai topi avevano provocato in essi un fonte quotidiana di stress causando una risposta patologica cronica.
Ampliando i suoi studi verso situazioni avverse come il caldo o il freddo estremo ebbe le stesse risposte patologiche e nel 1936 propose il nome di SGA (General Adaptation Syndrome): Sindrome di Adattamento Generale o sindrome da stress biologico.
La SGA estende l’idea d’omeostasi di Cannon giacché oltre all’attivazione del sistema simpatico adreno-midollare, pone l’accento sull’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sull’importanza degli steroidi, soprattutto glucocorticoidi.
Seye distinse tre fasi:
1) La reazione d’allarme:in cui si attiva l’asse simpatico-adreno-midollare con la secrezione d’adrenalina e noradrenalina. La reazione è rapida e l’obiettivo è mobilitare le forze per lottare o scappare.
2) Fase di resistenza: in cui si ha attivazione predominante dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e specialmente dei glucocorticoidi.
3) Fase d’estenuazione. In questo caso lo stimolo stressante è molto grande e continua in forma più o meno prolungata.
Secondo Selye lo stress è uno stato o situazione del corpo prodotto da agenti nocivi e che si manifesta con una sindrome da cambio. Un noto detto di Selye è: stress is life and life is stress.
McEwen successivamente parla di meccanismi allostatici intendendo con tale locuzione i processi di adattamento messi in moto nell’organismo davanti a situazioni di stress, con l’obiettivo di tornare all’equilibrio od omeostasi.
A proposito di questo concetto si parla di carica allostatica per descrivere le conseguenze che si verificano quando l’organismo è obbligato ad adattarsi a situazioni avverse, siano esse fisiche o psicosociali.
La risposta fisica può essere sia benefica che pregiudizievole per l’organismo: da un lato ci protegge, dall’altro può avere effetti devastanti.
Il corpo può arrivare ad un momento in cui non riesce a ristabilire l’omeostasi più o meno rapidamente, a causa dei livelli troppo elevati di stress o della deficienza dei sistemi ormonali di risposta, che devono essere attivati in un primo momento e disattivati nel secondo.
Le situazioni che conducono ad un’alta carica allostatica sono:
1) Le situazioni di stress cronico
2) Gli stati d’ansia anticipatoria
Cambi fisiologici durante lo stress
Siamo creature meravigliose ed il nostro organismo è strutturato e programmato per proteggerci.
I nostri organi interni sono guidati, per così dire, da un pilota automatico senza fare alcuno sforzo cosciente: il sistema nervoso autonomo. Respiriamo senza doverci concentrare per doverlo fare, eppure con l’allenamento possiamo controllare molte funzioni automatiche tra le quali la stessa respirazione.
Il sistema nervoso autonomo si divide in sistema nervoso simpatico e parasimpatico, sistemi per così dire alternativi, se uno si attiva l’altro va in uno stato di quiescenza. Se stiamo dormendo il sistema simpatico, che è quello che ci fa sopravvivere davanti al leone scappando o lottando, non si attiverà e viceversa, se è presente il pericolo-leone non ci addormenteremo.
Il sistema nervoso simpatico, o sistema di lotta-o-fuga, è molto sofisticato e di solito è attivato da segnali ambientali esterni, ad esempio una situazione di emergenza. Davanti ad un pericolo il nostro corpo si attiva per scappare o lottare: il sangue viene convogliato verso gli organi in cui è più necessario, il cuore ed i polmoni iniziano a fornirci più ossigeno.
E’ l’esempio appunto dell’incontro col leone. Davanti ad una condizione di stress di tal genere l’organismo ci mette in condizioni o di lottare o di fuggire.
Alla vista del leone i sistemi sensoriali rilevano il pericolo, il leone. Le connessioni coi centri corticali superiori ci permettono di identificare il leone in quanto tale e di recuperare le informazioni che abbiamo nella memoria sul leone come pericolo e sulle sue abitudini. Al contempo l’informazione leone-pericolo raggiunge l’amigdala che ha un ruolo fondamentale nell’emozione della paura.
L’amigdala, attraverso una via neuronale detta stria terminale, trasmette le informazioni all’ipotalamo, attivando così l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
L’ipotalamo è la struttura del sistema nervoso centrale incaricata di integrare le informazioni che si riferiscono allo stimolo o situazione stressante ed inoltre è capace di modulare una gran varietà di processi fisiologici e metabolici
Una prima risposta all’allarme avviene con la produzione di adrenalina e noradrenalina, quindi l’ipotalamo inizia a rilasciare un ormone liberante la corticotropina che altro non è che un messaggero chimico. Immaginiamola come un omino che reca una lettera di allarme all’ipofisi. L’ipofisi in risposta inizia a liberare l’ormone adrenocorticotropo o ACTH.
L’ACTH trasportato dal sangue arriva alle ghiandole surrenali e stimola il rilascio del cortisolo ogni quindici minuti circa. Il cortisolo resta nel sangue circa tre ore.
Questo meccanismo è assolutamente necessario se ci troviamo davanti un leone, dobbiamo o scappare o lottare per impedire che ci mangi.
Se dopo la reazione d’allarme l’individuo ha superato la situazione stressante, gli effetti fisiologici e metabolici dello stress tendono a sparire.
Quando la situazione stressante si mantiene nel tempo, e con la stessa intensità, si crea una situazione chiamata stress cronico in cui il sistema nervoso simpatico mantiene un’attività elevata senza tornare a livelli normali.
L’iperattivazione prolungata nel tempo può scatenare diverse patologie fisiologiche e metaboliche e crea una condizione pericolosa per l’organismo, con malattie psicosomatiche e danni neuronali, ipertensione, ansia , depressione ed alterazioni immunologiche.
L’azione degli ormoni dello stress, ed in particolare del cortisolo, agisce infatti sui linfociti sopprimendone l’attività.
I linfociti ci proteggono dagli invasori, dalle malattie.
I linfociti B, prodotti nel midollo osseo rilasciano anticorpi che distruggono sostanze estranee con le quali il corpo è già venuto a contatto (i vaccini attivano i linfociti B).
I linfociti T sono prodotti nel timo ed attaccano le cellule cancerogene e altre sostanze estranee ed interagiscono coi linfociti B, stimolandone o sopprimendone l’attività.
Lo stress distrugge la nostra “santa barbara”, il nostro arsenale di difesa.
Inoltre inibisce la capacità di dilatazione dei vasi sanguigni esponendoci anche ad una gran quantità di patologie cardiovascolari e cerebrovascolari, aumentano infatti anche i livelli plasmatici di adrenalina e noradrenalina, aumenta la pressione arteriosa, si ha una inibizione dell’immagazzinamento del glucosio nei tessuti periferici e la stimolazione della glucogenesi epatica con conseguente degradazione dei grassi (aumento del colesterolo plasmatico) e delle proteine.
Lo stress inoltre abbassa i livelli di melatonina, che viene secreta durante la notte con un picco intorno alle due.
La melatonina ha un ruolo importantissimo non solo nel ritmo sonno-veglia ma anche nei confronti delle difese immunitarie. Contribuisce ad aumentarle ed ha un’azione antiossidante.
Da qui l’importanza di poter affrontare e controllare lo stress nei momenti di stress cronico della vita quotidiana.
Il leone si è addormentato
Non dobbiamo più andare a caccia, la carne è pronta ben affettata sui banchi dei supermarket, il leone si è addormentato, quel leone almeno.
I leoni d’oggi sono ben altri e ben più temibili, leoni davanti ai quali non possiamo né lottare fisicamente né scappare fisicamente dandocela a gambe: il mutuo da pagare, colleghi molesti, un esame, una situazione affettiva inappagante e che genera dipendenza, preoccupazioni per coloro che amiamo, lavoro insoddisfacente, incertezza riguardo il nostro aspetto, la solitudine ed il modo in cui percepiamo ed interpretiamo la realtà, l’elenco dei leoni è lunghissimo.
Ma per il nostro organismo i leoni psicosociali restano “il leone”, lo stesso dei nostri antenati, con le medesime risposte fisiologiche.
Fa riflettere.
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